Mentre Gesù si trovava nel tempio di Gerusalemme “gli condussero una donna sorpresa in adulterio“.
La Legge di Mosè prevedeva la lapidazione per questo reato.
Gli accusatori gli chiesero di esprimere un parere.
“Ma egli si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: ‘Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei’. E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra“.
È l’unico passo nei Vangeli che riferisce l’atto di scrivere di Gesù. E lo fa per due volte.
L’azione di scrivere col dito richiama alla mente la consegna dei Comandamenti sul Sinai dove Dio stesso scrisse con il suo dito la Legge per Israele.
Il chinarsi di Gesù tra l’altro raffigura quello di Dio, che dal cielo si era chinato sulla terra. Anche la duplice ripetizione dell’atto di scrivere potrebbe trovare riferimento nel fatto che le tavole dei Comandamenti furono scritte due volte.
Quest’interpretazione dell’episodio che ascolteremo nel Vangelo dell’ultima domenica prima delle Palme, presenta Gesù come colui che scrive nella polvere della nostra vita il nuovo Comandamento, quello della misericordia.
Offriamogli, dunque, i cuori perché possa incidere anche in noi la legge dell’amore.
Michele Fontana
È attraverso la misericordia che Dio ci dimostra il suo amore, mentre noi con i nostri ripetuti peccati gli dimostriamo la nostra ingratitudine.
Purtroppo il male in questo mondo prevale sul bene, dobbiamo solo pregare per ottenere la sua grazia che è gratuita.